Stefano 12 agosto 2024 09:40
Eri un uomo buono ed equo, lavoratore cerebrale ancora prima e ancora più che manuale, anche se questa era la natura della tua occupazione ufficiale. Un lavoro si può fare solo nel modo giusto o, per non peccare di superbia, in modo “pensato”, ed eseguito senza fretta. Non me lo hai raccontato, me lo hai dimostrato giorno dopo giorno, a partire dalla tua, la nostra casa portata al tetto dall’impresa ma finita da te (“a parte l’impianto idraulico, che richiede attrezzi speciali…”).
Quanto hai raccontato, invece, a me e ai tuoi nipoti, delle piccole avventure non esotiche ma tra Graglio, nella tua amata Val Veddasca, e Milano, dove lavoravi sui cantieri con i tuoi fratelli, e che a volte raggiungevi da lassù il lunedì mattina in bicicletta per tornare a casa il venerdì, su strade anche di ghiaia e senza luce.
Cinque fratelli, bimbi in tempi di guerra, cresciuti in montagna dove c’erano così poche distrazioni che la banda nei mesi freddi provava tutte le sere. Forse da qui, ma sopratutto dal nonno fondatore della banda del paese e dal papà musicisti, è nata la vostra passione per la musica, trasmessa a me e ai tuoi nipoti, che tu da autodidatta hai approfondito riguardo la composizione di brani per banda, che tu capivi e amavi, fino a ottenere riconoscimenti in concorsi che vedevano in lizza professionisti anche stranieri.
Sinaghino d’importazione, avendo sposato la mia mamma, la tua Enrica Crespi, una “Pacina” DOC, che sapeva a memoria le arie d’opera anche se era un po’ stonata, e che ci ha lasciati quasi vent’anni fa, che con te ci ha trasmesso il senso dell’impegno, della correttezza e della pacatezza.
Compagna degli ultimi anni, Edda, di cui ci raccontavi soprattutto le interminabili partite a carte con in palio una pizza mensile, e poco più, perché eri molto riservato.
Papà, nonno, suocero: ci mancherai.